La rivoluzione è femmina

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Riflettere e scrivere sulla questione femminile, significa mettere in questione tutta la storia e tutta la società. La ragione di ciò è la scala senza precedenti dello sfruttamento sistematico delle donne.

Da questo punto di vista la storia della civilizzazione può essere definita come la storia delle perdite delle donne. Lungo il corso della storia -la storia di Dio e dei suoi servi, del Signore e dei suoi sudditi, di Industria, Scienza e Arte- la personalità patriarcale dell’uomo ha affermato sè stessa. Questa ha rappresentato una perdita per la collettività tutta; il risultato di ciò è stato una società sessista.

Il sessismo è allo stesso tempo uno strumento di potere e un’arma, che nel corso della storia è stata impiegata in maniera costante da tutti i sistemi di civilizzazione. Nessun gruppo sociale è mai stato fisicamente e psicologicamente sfruttato con un’estensione pari a quella con cui le donne lo sono. La varietà delle forme dello sfruttamento delle donne è cospiscua. Una donna produce prole. Fornisce lavoro gratuito. Il lavori che nessuno vuole fare ricadono sulle sue spalle. È una schiava obbediente. È l’oggetto permamente del desiderio sessuale. È un dispositivo pubblicitario. È una merce di valore, anzi è la regina di tutte le merci. Costruisce le fondamenta su cui un uomo può produrre e riprodurre il suo potere come perpetuo strumento di violenza. Possiamo descrivere correttamente i 5000 anni di storia della civilizzazione come la storia della “cultura dello stupro”.

Nell’era del capitalismo, il sessimo è stato usato in maniera particolarmente perfida come strumento ideologico. IL capitalismo, che nasce da una società sessista, non si poteva accontentare di usare la donna come semplice fonte di lavoro gratuito tra le mura domestiche. Ha dovuto trasformarla in un oggetto sessuale, farne merce da offrire per la vendita sul mercato. Làddove un uomo può vendere solo la sua forza lavoro; una donna è tutta, psicologicamente e fisicamente in vendita. Questa tendenza dà vita alla più pericolosa forma di schiavitù. Il sistema assegna un ruolo strategico al dominio sulle donne, in connessione all’espansione dello sfrutamento e del potere. Conseguentemente la società è sopraffatta da una sindrome d’espansione del potere totale. Lo status delle donne conferisce alla società patriarcale sia la sensazione sia il concetto di un dominio senza limiti.

Considerare la donna come il sesso biologicamente incompleto è pura ideologia e un prodotto della mentalità patriarcale. Questa dottrina è parte integrante di tutto lo sforzo scientifico, etico e politico usato per presentare questo stato di cose come normale. È triste come le donne stesse si siano abituate a dare questo paradigma per scontato. La naturalezza e sacra invilabilità di questa supposta inferiorità di status, che svariate persone hanno sottoscritto per millenni, è data per valida anche dalle donne e forma il loro pensiero e comportamento.
Tanto che dobbiamo sempre tenere a mente che nessun gruppo etnico, nessuna classe, nessuna nazione è mai stata tanto sistemanticamente soggetta a schiavitù come lo sono state le donne. La Storia della schiavitù delle donne è ancora da scrivere e la Storia della libertà è
ancora in attesa di un’autrice.

Sulla base del fatto che le donne crescevano abituate alla schiavitù fu stabilita una gerarchia, e così fu aperta la via per schiavizzare altri segmenti di società. La schiavitù degli uomini venne come conseguenza della schiavitù delle donne. La differenza tra la schiavitù fondata sulla differenza di genere e tra quella fondata sulla differenza di classe è che una velata repressione è garantita attraverso menzogne emotivamente connotate, che hanno un’efficacia molto profonda. Fu la schiavitù delle donne a preparare il terreno per tutte le altre forme di gerarchia e di strutture statali. Questo fu disastroso non solo per le donne ma anche per la società nel suo complesso, escludendo soltanto piccolo gruppi che esercitano poteri gerarchici, statali.

Questo è il motivo per cui ogni strada intrapresa che potesse portare a una profonda critica dell’ideologia patriarcale e delle istituzioni da essa dipendenti è stata abbandonata. UNo dei più importanti mattoni per costruire questo sistema è la famiglia in quanto istituzione. La famiglia è un piccolo Stato concepito dagli uomini. Il ruolo della famiglia attraverso la Storia della civilizzazione sta nella forza a essa concessa da chi ha il potere e dall’apparato statale. L’orientamento della famiglia verso il dominio maschile e, attraverso di esso, la sua attestata efficacia a funzionare come nucleo per le società statalizzate garantisce che le donne svolgano lavoro non pagato senza alcun limite. Nello stesso momento crescono i figli, venendo incontro alla richiesta dello Stato perchè abbia una soddisfacente densità di abitanti, e svolgono un ruolo esemplare perchè la schiavitù si diffonda in tutta la società.

Se non riconosciamo il fatto che la famiglia è un micro-modello dello Stato, un’analisi competente della società medio-orientale diventa impossibile. L’uomo in medio-oriente sconfitto su tutti i fronti, si rifà sulla donna. L’uomo, impotente e irato perchè non può difendersi dalla sua stessa società, in famiglia si comporta come un tiranno ed è violento con la moglie e i figli. Con il cosiddetto delitto d’onore, l’uomo che permette che i suoi valori vengano calpestati nella società, prova a sfogare la sua rabbia sulla donna.

Guardando alla società medio-orientale devo aggiungere che, rispetto alle tradizionali influenze del patriarcato, la società statuale non le ha in alcun modo mitigate con più moderne forme di civilizzazione occidentale, anzi hanno formato un conglomerato che può essere paragonato a un nodo gordiano.

Analizzare i concetti di potere e dominio in relazione all’uomo, si rivela estremamente difficile. La donna è meno incline a rifiutare il cambiamento di quanto non lo sia l’uomo. Abbandonare il ruolo di maschio dominante lascerebbe l’uomo con la sensazione di essere un sovrano che ha perso il suo regno. Dunque dobiamo mostrargli come sia esattamente questa vuota forma di dominio che gli preclude la libertà e lo rende reazionario.

Queste analisi sono più che mere osservazioni teoriche, perchè hanno in essere un valore esistenziale per la lotta dei Kurdi per la libertà. La libertà del popolo curdo può essere vista come inscindibilmente legata alla libertà delle donne, motivo per cui ci organizziamo in una forma conseguente. Se la nostra aspirazione verso la libertà non è stata sconfitta nonostante gli attacchi imperialisti e le locali forze di reazione, un’enorme, inestimabile parte di merito è del Movimento delle Donne Libere e della consapevolezza che ha sviluppato al riguardo.

Questo punto di vista sociale e filosofico non è in alcun modo una manovra di tattica politica per portare le donne nella lotta. Il nostro obbiettivo è quello di costruire una società democratica, nel corso di questo proceso gli uomini dovranno sottostare a un cambiamento. Credo che analizzando la nostra esperienza di lotta possiamo arrivare a comprendere il ruolo viziato, dominante, oppressivo e sfruttatore dell’uomo nella società patriarcale. Questa è stata la risposta più adeguata che ho potuto trovare pensando alla lotta di liberazione delle donne: mettere le mani sull’uomo patriarcale, analizzarlo e “ucciderlo”. Vorrei fare ancora un passo avanti. Oserei ridefinire l’uomo con una personalità pacifica. L’uomo classicamente inteso sarà analizzato e “ucciso” per spianare la strada per l’amore e per la pace. In questo senso io mi considero un lavoratore della lotta di liberazione delle donne.

La contraddizione tra generi ha una storia lunga 5000 ani e costituisce la lotta fondamentale del 21esimo secolo. Le donne stanno costruendo una resistenza veemente. È grazie a questa battaglia che il problema è oggi visibile. Nel corso della Storia sono esistite delle straordinarie personalità femminili che hanno lasciato un segno attraverso la propria vita, i loro pensieri e le loro azioni. Questa contrarietà delle donne ci mostra una cosa: senza la lotta contro l’ideologia e la morale del patriarcato, contro la loro influenza sulla società e contro gli individui che la attuano, non possiamo nè raggiungere la libertà nelle nostre vite, nè costruire una vera società democratica -dunque il socialismo non può diventare realtà. Le persone non hanno un desiderio solo di democrazia, vogliono una società democratica senza sessismo. Senza uguaglianza tra i sessi, qualunque rivendicazione di libertà e uguaglianza è inutile e illusoria. Come le persone hanno diritto all’auto-determinazione, così le donne dovrebbero scegliere il proprio destino. Questa non è una questione che può essere messa a margine o rimandata. Al contrario, nel costruire una nuova civilizzazione la libertà delle donne sarà essenziale per raggiungere l’uguaglianza. In opposizione con le esperienze del socialismo reale e delle lotte di liberazione nazionale, credo che la liberazione delle donne sia più importante della liberazione dalle classi o delle nazioni.

Dall’esperienza della nostra lotta oggi sò che la battaglia delle donne per la libertà, non appena entra nella sfera politica, deve fronteggiare un’opposizione estrema. Nonostante ciò, senza la vittoria nell’arena politica non potrà esserci nessuna conquista che possa durare. Una vittoria nell’arena politica non significa che le donne prenderanno il Potere. Al contrario, lottare contro le strutture gerarchiche e statuali vuol dire creare altre strutture che non siano orientate verso lo Stato ma che portino a una società democratica ed ecologica dove i generi sono liberi. Così che, non solo le donne ma l’umanità intera arriverà alla vittoria.